News. I “Capi Unici” del Laboratorio Luparia

Quanto inquina la moda: se vestirsi è un problema ambientale

Quello della sostenibilità è uno scenario piuttosto complesso che, tra l’altro abbiamo già trattato in diverse occasioni e che porta con sè non solo il concetto della sostenibilità ma anche e soprattutto quello dell’etica.

I dati parlano chiaro: sono da attribuire al settore Moda il 20% dello spreco globale di acqua e il 10% delle emissioni di anidride carbonica nonché la produzione di più gas serra rispetto a tutti gli spostamenti navali e aerei del mondo. Allo stesso tempo le coltivazioni di cotone sono responsabili per il 24% dell’uso di insetticidi e per l’11% dell’uso di pesticidi facendo del settore tessile il più inquinante dopo quello Oil&Gas.

Ma c’è di più perché l’impatto ambientale dell’industria della moda non si ferma alla produzione, anzi; secondo le Nazioni Unite l’85% dei vestiti prodotti finisce in discarica e solo l’1% viene riciclato.
Che fare dunque? È possibile migliorare lo stato delle cose?
Ovviamente sì, ma si tratta di una partita lunghissima e da giocare su diversi campi contemporaneamente.

Ripensare la sostenibilità del vestire

Una delle strade percorribili è quella basata sul riciclo e il riuso.
E’ necessario ripensare alla Moda valorizzando le qualità artigianali e la sperimentazione, con una filosofia schierata contro la cultura dell’usa e getta, per riscoprire il valore di ciò che indossiamo.

Solo così potremmo aspirare a una moda in grado di generare cambiamenti culturali volti a  innovare, rigenerare e riprogettare la contemporaneità in chiave sostenibile. Prodotti che guardano più alla qualità che alla quantità, pensati per durare al di là del tempo e delle stagioni.

In quest’ottica trova spazio l’evento che si terrà presso il laboratorio Luparia il 15 e 16 Novembre e che avrà come protagonisti una collezione di Capi Unici.
Una selezione di Capi ripensati e rielaborati da Fulvio Luparia, Paola Pellino ed Emilia Disette,  per essere re-indossati, re-interpretati da chi vorrà acquistarli.

La parola ai protogonisti

Come nasce il progetto Capi Unici?
Gli archivi di ricerca Mazzini sono in questo momento i più importanti al mondo. Sono un punto di riferimento per tutti gli uffici stile dei più importanti brand, io collaboro con il titolare (Attilio) da 25 anni intervenendo sui capi vintage con le mie tecniche pittoriche in cambio posso utilizzare per i miei progetti capi unici per storia, materiali, dettagli ecc.

A quale processo sono stati sottoposti i Capi?
Normalmente i cappotti e le giacche vintange sono di coloritura tristanzuola (beigè, cammello, panna ecc) per cui li abbiamo dipinti a mano attualizzandoli cromaticamente, per ottenere ciò i capi hanno subito degli importanti stress e quindi si è resa necessario l’intervento di Paola Pellino – La Guardarobiera – con i suoi fantastici e originali rammendi ed Emilia Disette  – Custombydog –  per ripristinare la parte sartoriale

Recycling. Il riciclo è una pratica virtuosa della Moda. Che significato ha per lei?
Nulla si crea nulla si distrugge, ma nel nostro caso tutto si ricicla

La sfida più difficile
Fare apprezzare a un pubblico che ha tutto la nostra filosofia del capo unico con una forte connotazione artistica

La soddisfazione più grande
E’ una diretta conseguenza della 4° domanda: pensiamo di esserci riusciti.

Paola Pellino – La Guardarobiera – effettura un rammendo creativo sul capo

Chicchissima-evento_laboratorio_luparia

 

 

CAPI UNICI
Laboratorio Luparia
Via Bologna, 220
Gio 15 e Ven 16 Novembre
dalle ore 16,00 alle ore 21,00
https://www.facebook.com/events/252132055470013/

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