Un triennio presso l’Accademia di belle arti di cuneo, seguito da un corso di Laurea Magistrale presso l’ IUAV di Venezia e uno stage allo studio 53 di Bruxelles.
Poi l’inizio dell’attività di stilista che la vede subito selezionata per la sfilata finale in streaming su Vogue e la recente vittoria a Paratissima del premio Parafashion.
Ma Martina è soprattutto voglia di fare, giovane, talentuosa, ha grandi capacità e dal suo lavoro scaturisce un’energia positiva.
La sua è una Moda in costante evoluzione, fluida ma allo stesso tempo concreta.
Un unico colore – il Bianco – racchiude l’essenzialità e la purezza del suo stile.
Ma lasciamo che sia lei stessa a dirci qualcosa in più del suo lavoro………..

Martina, come hai iniziato?
Da dove partire?! Beh a 10 anni più o meno dopo aver superato tutte le fasi di lavori ideali per una bambina, dalla ballerina (pessima scelta, mai stata portata) alla veterinaria, mi sono fissata che volevo fare la stilista. E non è mai finita. Se chiedete alla mia maestra delle elementari vi dirà che in tutti i momenti liberi disegnavo bamboline con grandi abiti colorati. È stato quasi banale il mio non avere quasi mai dubbi su quello che volevo fare. L’ho sempre sentito, o comunque ho sempre saputo avrei avuto bisogno di esprimermi attraverso di qualcosa che per me è molto artistico.
Qual è stato il tuo percorso?
Il mio percorso creativo è iniziato all’Accademia di belle arti. Dopo il liceo scientifico non potevo più negare la mia vena artistica. Li ho potuto imparare le tecniche pittoriche e la storia dell’arte in modo più specifico, ma più di tutto ho potuto esplorare realmente la mia creatività ed essere indirizzata verso quello che ho scoperto essere il mio stile personale. Durante il biennio magistrale allo IUAV di Venezia poi, ho imparato un metodo, un modo per organizzare la creatività e trasformarla in collezioni, da un’idea, a una successione ordinata e coerente di niente più che abiti, quelli che indossiamo tutti i giorni senza quasi rendercene conto; una delle cose a noi più vicina e indispensabile.
Cosa ti ispira?
Sembrerà banale dire che mi può ispirare di tutto, ma è così. Non è cosa ma è come mi comunica qualcosa l’oggetto, il paesaggio, la persona in questione. Generalmente mi attrae la purezza, l’ordine e la regolarità; ma quello che ricerco è lo sviluppo successivo, ovvero creare il caos per poi e rimetterlo a posto in un modo che non avrei mai nemmeno immaginato se non mi ci fossi messa a ragionare sopra per mesi. Si tratta di riorganizzare lo spazio intorno al corpo.
Qual’ è la filosofia alla base delle tue collezioni?
Parto ormai da due punti cardine: genere e dimensione.
Le mie collezioni non hanno riferimenti di genere da molto tempo. Non si tratta di capi unisex, non si tratta nemmeno di usare abiti maschili su corpi femminili, da cui in realtà era partita l’ultima collezione, e vice versa. Si tratta di creare elementi vestimentari non per uomini, donne, trans, queer ecc. bensì per individui. Dal momento in cui avevo messo pantaloni e tuniche di modellistica maschile su corpi alti, snelli ed eterei, essi avevano perso il significato originario per diventare altro da sé: de-generi.
Per quanto riguarda le dimensioni, da ragazza alta quasi un metro e novanta, ovviamente l’oversize mi ha sempre affascinato. Avevo bisogno però di strutturarlo in base ad un corpo di partenza, ciò che veste grande su di me non veste allo stesso modo su un’altra persona con caratteristiche differenti dalle mie, per cui abbandonato il concetto di taglia, ho abbracciato quello di vestibilità in scala, realizzando in versione abbigliamento quello che nell’architettura per Rem Koolhass era S,M,L,XL
Cosa ti distingue?
Non so se posso dire di distinguermi effettivamente dagli altri, ma ciò che ti ho appena spiegato sulle basi delle mie collezioni concorre a redermi parte dell’onda che si sta muovendo ora nel panorama delle avanguardie fashion. Si tratta solo di cambiare prospettiva, come il mettere i calzini sulle scarpe.
Progetti in corso.
Attualmente sto lavorando ad una nuova collezione, non so ancora se posso annunciare per quale evento per cui non lo dirò. Posso dire però che sarà una collaborazione con un’altra giovane designer come me, tuttavia con un percorso di studi molto diverso. Vogliamo vedere cosa succede a cambiare le regole di nuovo. Nel nostro campo le collaborazioni tra designer sono rare e c’è una grande competizione per chi ha o no la migliore idea nel miglior momento. Per noi non è così, vogliamo condividere quello che abbiamo e scoprire, facendolo, cosa può nascere. Sarà interessante ;)
Progetti futuri?
Mille e nessuno. Ho tantissime idee e potrei mettere in piedi altrettanti progetti ma per il momento vivo giorno per giorno e quando incontro persone interessanti che hanno le idee chiare tiro fuori un progetto alla volta di quelli in cantina.
Il sogno più grande
Una delle mie frasi preferite, e che mi porto sempre in mente, è uno statemente che ho letto in un libro di Barbara Vinken che studiavo mentre scrivevo la tesi magistrale:
“Fashion has become what art had wanted to be: the Zeitgeist expressing itself in visible form.”
Il mio sogno è coniugare la moda all’arte in un modo totalmente innovativo da tutto quello che si è visto fino ad ora. Non so ancora come, ma in fondo la ricerca è il punto di partenza per qualsiasi cosa, basta non smettere mai di provare.

