Scouting. Paola Bellinzoni

Paola Bellinzoni: la Bellezza dell’esistente

Quando si aprono le porte dell’ascensore, nel palazzo di Via Manzoni 16, si viene accolti dal sorriso e dall’abbraccio di Paola Bellinzoni, insieme al lieve profumo che emana dall’appartamento/atelier/laboratorio.
I sensi sono coinvolti piacevolmente e anticipano la meraviglia che attende la vista, entrando nella stanza colma di preziosi oggetti e materiali, nonché dell’atmosfera di creatività e ispirazione che ogni dettaglio suggerisce.

Il piacere del bello e il gusto artistico hanno nutrito la creatrice di bijoux fin dall’infanzia, attraverso l’influenza di genitori appassionati d’arte e di antiquariato.
Gli studi di Architettura, nonostante il tedio che ancora le ricordano, le hanno fatto scoprire e apprezzare i materiali e i loro usi inconsueti, pelle e tessuti d’arredo in particolare. Un’inesplicabile e totalizzante passione per i bottoni di un tempo, disegnati e realizzati con cura e dettagli pari a quelli dei gioielli, l’ha portata in giro per l’Italia alla ricerca di pezzi unici e altrettanto uniche collaborazioni. La manifesta tensione all’accumulo e l’insuperabile curiosità ne hanno fatto una frequentatrice appassionata e apprezzata di mercatini d’antiquariato, con una predilezione per quello di Nizza. Infine il gusto per materiali, stile e lavorazioni che uniscono rigore ed essenzialità a personalità e unicità l’hanno resa estimatrice dichiarata del Déco, capace, tuttavia, di rivisitarne lo stile in chiave assolutamente contemporanea.

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Ieri e oggi, intrecciati con cura come gli invisibili punti che fissano ogni ricamo: tutto questo, e di più, si trova appeso alle pareti, aprendo uno dei moltissimi cassetti del grande mobile
porta-bottoni che occupa l’intera parete, sbirciando nelle vetrinette, fantasticando tra i materiali ancora da montare.

Paola, ora con l’aiuto del fido collaboratore Fiorenzo, continua a raccogliere frammenti di Cristallo di Rocca, intarsi d’ottone, montature, filigrane, decorazioni, bottoni, addirittura piccolissima posateria d’epoca. Poi, attende. Guarda. Aspetta pazientemente che i suoi occhi e la sua immaginazione compongano un nuovo collare, o una coppia di orecchini, una spilla.

Intreccia e incastona il sacro delle immagini rinascimentali con il profano dei nudi anni ’20, dettagli anatomici, occhi, labbra, che rivisitano in chiave moderna il tema del memento mori. Accosta profili, miti, indizi, rispettando rigorosamente la simmetria specchiata o l’analogia.

Compone pendenti che rivelano architetture ardite, per accostamento e volume, alla ricerca di un equilibrio tendente non già alla facilità, ma al senso.

Gioielli che sono originale rielaborazione dell’esistente, recupero di epoche, materiali, finiture e accostamenti cromatici che riportano nel contemporaneo la perduta arte del dettaglio e della cura.

Ogni idea, nata dalla suggestione dei materiali raccolti pazientemente, e come dice lei maniacalmente, in 25 anni di ricerche fra botteghe, mercatini, bauli e armadi, nasce in modo spontaneo, non predeterminato. Un piccolo bottone, un dettaglio, può rimanere custodito per anni nel suo magnifico mobile, per poi combinarsi inaspettatamente con un altro. Chiacchiera con una delle affezionate clienti, ormai amiche, e seguendo le linee della conversazione e del carattere, disegna con i suoi strumenti il nuovo prezioso. A volte pezzo unico, altre volte prototipo per una linea ad esso ispirata, in molteplici varianti.

Per entrare nel mondo di Paola, e uscirne con un gioiello cui appartenere, è sufficiente cercarla nel suo atelier, oppure, fino alla fine di Giugno, visitare l’esposizione presso la Galleria Marco Polo.

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