Eventi. I Gioielli Vertiginosi di Ada Minola a Palazzo Madama

E’ dedicata all’opera straordinaria di Ada Minola la Mostra dal titolo: ” Gioielli Vertiginosi”, ospitata a Palazzo Madama fino al 12 Settembre.

Scultrice, orafa, gallerista e imprenditrice, dalla fine degli anni Quaranta Ada Minola si dedica alla creazione di gioielli e sculture in oro e argento le cui forme sorprendenti e intricate le aprono le porte di prestigiose collezioni private a New York, Dallas, Tokyo, Parigi e Amburgo.

Già amica di Carlo Mollino, a cui commissiona gli arredi della propria abitazione torinese nel 1944, Ada Minola vive tra gli anni ’50 e ’70 un felice periodo di incontri che segneranno profondamente la sua ricerca artistica: frequenta, tra gli altri, Lucio Fontana, Giò Pomodoro, Umberto Mastroianni, artisti che influenzano in modo determinante la sua produzione artistica e da cui coglie e rielabora in modo autonomo suggestioni e nuovi linguaggi. Si deve al critico francese Michel Tapié, fondatore dell’International Center of Aesthetic Research con Franco Assetto e Luigi Moretti, se Torino conosce già negli anni Cinquanta i principali nomi dell’informale: gli americani De Kooning, Kline, Pollock, Tobey; gli europei Appel, Degottex, Fautrier, Mathieu, Saura, Tàpies, Wols; i giapponesi Gutai e il maestro di Ikebana Sufu Teshigahara; gli italiani Burri, Capogrossi, Fontana e Moreni.

Alla curatrice della Mostra Paola Stroppiana, abbiamo rivolto alcune domande di approfondimento.

Buona lettura!

 

Ada Minola
Ada Minola

 

Ada Minola, attraverso la voce di Paola Stroppiana curatrice della mostra ospitata da Palazzo Madama

 

Paola, per chi non la conoscesse, chi era Ada Minola e perché il suo ruolo è stato importante nel panorama artistico del secondo dopoguerra?

Ada Malnati Minola è stata una protagonista della borghesia intellettuale che nel secondo dopoguerra si apre a novità culturali di respiro internazionale. Lombarda di nascita, padre e zio orafi, sposa giovanissima l’industriale torinese Cesare Minola. Esuberante e creativa, già pittrice e appassionata di arte, vive un periodo straordinario di incontri che segnano profondamente la sua ricerca artistica: frequenta Carlo Mollino (a cui affida il progetto d’interno della sua casa) Lucio Fontana, Giò Pomodoro, Umberto Mastroianni e, alla fine degli anni Cinquanta, grazie a Franco Assetto e Luigi Moretti, conosce il grande critico d’arte francese Michel Tapié, con il quale instaura una solida amicizia. Collaborazione che la porterà a divenire direttrice e animatrice culturale dell’International Center of Aesthetic Research, fondato a Torino nel 1960 proprio da Tapié, sino alla sua chiusura nel 1977, un ruolo certamente inconsueto ed estremamente attuale in un momento storico in cui certe figure erano declinate solo al maschile.

Questa mostra è quindi una preziosa occasione per riscoprire una figura di donna e di “musa”, una storia di creatività al femminile da riscoprire e narrare come parte di un nostro recente passato culturale, mai abbastanza ricordato.  Ma anche una figura di artista a tutto tondo, scultrice e orafa, che andava correttamente e doverosamente ricollocata nel panorama critico dell’arte italiana del suo tempo.

Mi parli ora della mostra…

In assenza di una cronologia precisa (solo due oggetti hanno incisa la data) ho immaginato un  percorso espositivo che individuasse i principali caratteri della sua produzione orafa (un corpus di circa 120 oggetti tra gioielli e oggetti di oreficeria, cornici, posateria e vassoi, fermacarte, pettini, ma anche spilloni e persino sovrascarpe) e li isolasse per aree di influenza stilistica: ne sono seguite macro-sezioni ben enucleate in mostra anche grazie ad un rigoroso allestimento, dall’Art Nouveau al gioiello d’artista, dai confronti con le sculture di Giò Pomodoro e Lucio Fontana al periodo neo-barocco, dai dialoghi con le opere di Mastroianni alle influenze dell’universo estetico di Carlo Mollino. Il costante rimando a opere d’arte, dipinti che la ritraggono, vestiti a lei appartenuti, disegni, libri e fotografie di repertorio costituisce inoltre un prezioso elemento di raffronto e contestualizzazione storica e critica della sua produzione. In tal modo si è fornito al visitatore una chiave interpretativa straordinaria dei gioielli da lei realizzati e al contempo si consente di osservare sotto la prospettiva della “scultura minima” di Ada Minola alcune scelte formali dei grandi artisti che hanno segnato gli anni cinquanta-settanta del panorama artistico italiano.

Gioielli o oggetti d’arte, come definirebbe le opere esposte?

Direi sculture da indossare: è proprio Michel Tapié in un testo del 1972“A propos d’une sculpture d’Ada Minola” a privilegiare criticamente l’aspetto formale e scultoreo della sua ricerca artistica, analizzando in particolare una sua scultura in fusione d’argento che definisce “sculpture-bijoux”, stilisticamente e concettualmente posta in stretta relazione a tutta la  sua produzione orafa: gioielli vertiginosi come il poeta Emmanuel Looten, in una poesia dedicata ad Ada e posta ad introduzione del testo di Tapié, definisce le donne e per associazione rimanda ai gioielli dell’amica, regalandole la fulminante definizione che ho scelto come titolo della mostra.

Come è cambiata, se è cambiata, la percezione del “gioiello” oggi rispetto a quegli anni?

Il cambiamento era già in atto nel secondo dopoguerra, quando si passa dall’oggetto di grande artigianato al gioiello d’artista, espressione di un disegno progettuale, firmato da artisti e non solo artigiani, che provengono dall’ambito della pittura o della scultura. Storicamente questo passaggio si può individuare nella fortunata mostra di gioielli d’artista realizzati nel 1949 per il gioielliere Mario Masenza. La mostra, ospitata alla galleria Il Milione di Milano e alla galleria La Bussola di Torino nel 1949, contribuì a determinare una vera e propria rivoluzione di gusto persino nella moda di quegli anni: la scelta non convenzionale dell’ornamento prezioso, ora gioiello d’artista, costituiva un nuovo orientamento di stile per la signora elegante e aggiornata. In mostra sono esposti due splendidi bracciali che ben illustrano il contributo all’arte orafa, tra gli altri, del grande pittore della scuola romana Afro Basaldella, che espose alcuni suoi esemplari nella mostra del 1949 e che senz’altro Ada ebbe modo di ammirare.

Oggi il gioiello può essere riconosciuto come opera d’arte a pieno titolo.

Se potesse incontrare Ada Minola oggi, cosa le chiederebbe?

Penso che starei semplicemente ad ascoltarla, qualunque fosse l’argomento di conversazione: chi l’ha conosciuta racconta che era persona “incantatrice di serpenti”, sapiente e raffinata affabulatrice: quando si ha la fortuna di incontrare persone con un tale dono, l’importante è saperle ascoltare. Così i suoi gioielli: opere d’arte che parlano un linguaggio fatto di personalità, coraggio, e un grande spirito visionario, di incredibile modernità.

 

Paola Stroppiana. Nata a Torino, classe 1974, è storico dell’arte e organizzatrice di eventi. Si è laureata in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino con una tesi sull’oreficeria sacra del XV secolo. Dopo diverse esperienze lavorative a Roma, Firenze e Milano nell’organizzazione di mostre per istituzioni museali come Palazzo Barberini, Palazzo Strozzi e Palazzo Reale, ha gestito per più di un decennio una galleria d’arte contemporanea a Torino. Membro della SPABA (Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti) scrive di arte e cultura per alcune testate on line e ha al suo attivo numerosi articoli e contributi per pubblicazioni scientifiche sull’arte medioevale, disciplina alla quale non ha mai smesso di dedicare i propri studi. Parallelamente si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del design contemporaneo.

 

 

 

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