Fashion renting: il guardaroba del futuro sarà a noleggio?

Nel 2008 ci aveva provato Sex & The City, influencer prima delle influencer, a venderci l’idea che affittare una borsa firmata fosse cool. “Bene, Louise da St.Louis, ho un’ultima domanda per te: come fa una disoccupata che vive in un appartamento con tre coinquilini a potersi permettere un bauletto di Louis Vuitton della collezione Patchwork?”, chiedeva Carrie Bradshaw alla sua aspirante assistente. “L’ho affittata, no?!”, rispondeva quella.
Tredici anni dopo l’esperimento della serie tv non può dirsi perfettamente riuscito, ma oggi i dati e le previsioni dicono che forse l’anno della moda in affitto sarà il 2022. O meglio, quello in cui l’emergenza sanitaria ci avrà lasciati e le persone torneranno ad avere voglia di vestirsi, così come di mangiare fuori e viaggiare. I dati di una ricerca di IMARC Group pubblicata lo scorso aprile illustravano già una previsione di crescita di valore del mercato fino 2,08 miliardi di dollari entro il 2025, contro gli 1,26 di oggi. E la pandemia sembra aver accelerato anche questo, con una presenza fiorente di nuove realtà e proposte, con modelli di business anche molto diversi tra loro.

 

Chicchissima. Fashion renting

 

Fashion renting. Un cambio di direzione

Ma cosa è cambiato perché il mondo si sentisse finalmente pronto a mettere da parte l’acquisto compulsivo in favore di uno shopping più consapevole?
I fattori che fanno pensare a un mercato più pronto sono diversi: innanzitutto possiamo affermare che la pandemia ha portato a una riflessione più profonda su ciò che si possiede oltre a una più banale insofferenza nei confronti di spazi pieni di cose che non utilizziamo mai. Poi si resta a casa, ma senza smettere di fotografarsi. E sappiamo che non ci si può certo fotografare sempre con la stessa tuta! Ne servono almeno due, tre, meglio quattro diverse.
Infine un’attenzione sempre maggiore verso il tema degli effetti ambientali, ormai alla base di molte logiche di business.

Da cui il proliferare di piattaforme che propongono capi a noleggio.

” Il Fashion renting rappresenta un nuovo modo di consumare soprattutto per generazione Z e Millennial, i target più attenti alla sostenibilità. Da tre anni a questa parte il concetto di Sharing si è allargato e andiamo verso un consumo che non è più originato dal possesso, ma dalla possibilità di poter utilizzare, anche solo per poche ore, un oggetto: probabilmente non è più il tempo di possedere, ma di potersi permettere un’esperienza.”
Prof Giovanni Maria Conti – Docente di Storia e Scenari della Moda presso il Politecnico di Milano

Chicchissima. Fashion renting

 

Fashion renting. Le piattaforme online per il noleggio di abiti

Ma quali sono i siti di Renting più famosi?

Il più celebre, ovviamente americano, è Rent The Runway, fondato nel 2009 da due studentesse di Harvard, Jenn Hyman e Jenny Fleiss, nato proprio da un aneddoto sul tema: la sorella di Jenn, Becky, aveva dato fondo alla carta di credito per acquistare un abito da 2000 dollari per il giorno del Ringraziamento e si lamentava perché non l’avrebbe più indossato. Oggi RTR offre ai suoi 100.000 membri attivi tre piani a partire da 69 dollari al mese (per il noleggio di 4 capi) fino a 149 (16 capi) e un’offerta specializzata in abiti da cerimonia.

Rotaro, disponibile in tutta la Gran Bretagna, punta su un’estetica femminile e Instagram-friendly, con abiti floreali di Cecilie Bahnsen e borse re-edition di Prada, mentre Seasons, di New York, apre l’esperimento alla moda maschile con marchi streetwear ma di nicchia,  oltre che alcuni grandi nomi.

Caso italiano di successo è invece DressYouCan fondata da Caterina Maestro.  La piattaforma offre capi vintage e di stagione, di grandi firme o di designer emergenti.

Ma il  business del noleggio fa sempre più gola anche ai grandi brand della moda e del lusso, tanto che l’ultimo nome ad entrare nella schiera del ‘rental service’ è quello blasonato di Ralph Lauren. Il brand americano ha infatti lanciato ‘The Lauren Look’, un servizio che ti permette, a partire da 125 dollari al mese (circa 103 euro), di noleggiare quattro articoli alla volta. Una volta che ci si è ‘stancati’ degli abiti della box, si potrà scegliere se acquistare i preferiti a un prezzo scontato, oppure restituire l’intera spedizione e procedere così con la successiva. Per il momento, il servizio è disponibile solo in Nord America ma confido che arriverà presto anche da noi.
Ma non è tutto.. Una volta che gli abiti avranno raggiunto l’apice del loro utilizzo, e quindi non potranno più essere parte del programma, verranno dati a Delivering Good, società senza scopo di lucro che dona abiti ai più bisognosi.

 

Rotaro. Cecilie Bahnsen

 

Diversi modelli di business: noleggio e rivendita

Il noleggio classico, proposto dalle piattaforme di cui abbiano parlato, è quasi sempre accostato al servizio di rivendita, con una selezione o tutta l’offerta disponibile anche all’acquisto e la possibilità di vendere i propri capi direttamente alla piattaforma, la quale poi li metterà in affitto.
By Rotation, invece, si propone come l’Airbnb del fashion renting: il servizio è peer-to-peer, quindi sono i privati a mettere a disposizione e/o a noleggio capi e accessori sull’app, stabilendo i prezzi, organizzando gli scambi e occupandosi della sanificazione tra un noleggio e l’altro. Così come sta accadendo nel resale, poi, saranno gli stessi marchi a introdurre una proposta a noleggio: lo fa da qualche settimana Arket con la collezione bambini  e Vince, brand di homewear californiano che ha visto la sua celebrità impennarsi negli ultimi mesi. Lo ha già sperimentato anche Selfridges con un pop-up nel suo store di Oxford Street, a Londra, in collaborazione con un’altra piattaforma peer-to-peer, HURR: che ha contemporaneamente avviato una collaborazione con Vestiaire Collective per riemergere dalla crisi.

Insomma, sembra proprio che il futuro si stia scrivendo!

 

 

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