Eventi. YSL alla Fondazione Pierre Bergé

Entrare nella Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent è come introdursi in uno spazio ovattato, dove il tempo sembra essersi fermato. Il primo impulso è quello di avanzare in punta di piedi, come per non arrecare disturbo al genio al lavoro: la presenza del grande creatore di moda è nell’aria, aleggia ovunque, lo spirito creativo è forte e potente.

La signorina biondo platino che ti accoglie sorridente all’ingresso ti porge il programma di quel défilé primavera-estate 1971 che fece gridare allo scandalo tutta la stampa specializzata dell’epoca. E per un attimo hai l’impressione di essere proprio lì per assistere alla sfilata, per spellarti le mani a forza di applaudire i capolavori di Yves.
Perché la collezione piacque, e anche molto, sia al pubblico che agli addetti ai lavori, che ne decretarono l’enorme successo: si trattava infatti di una sorta di “frattura” stilistica lungo il percorso creativo dello stilista, che per la prima volta abbatteva i confini tra l’alta moda e il prêt-à-porter, ma soprattutto si rivelava vero precursore nella reinterpretazione in chiave attuale dello stile rétro, in particolare dell’eleganza degli anni ’40.
Così Yves Saint Laurent rispondeva alle critiche, mosse dal fatto che la moda di quegli anni riportava inevitabilmente alla mente la guerra, l’occupazione, le privazioni: “Le ragazze d’oggi che non hanno conosciuto quel tipo di eleganza hanno voglia di indossarla. In fondo, cosa può definirsi “nuovo” nella moda?  Tutto è stato fatto e rifatto cento volte. Per esempio, la moda hippie è stata mutuata dall’Oriente e tuttavia viene considerata una novità. E soprattutto non ha niente a che vedere con l’alta moda.”

Per Yves Saint Laurent la scelta di ogni dettaglio era di fondamentale importanza, per esempio amava pensare ai bottoni come “gioielli dell’abito”. Questa e moltissime altre curiosità tutte da scoprire visitando l’esposizione “Déboutonner la mode” al Musée des Arts Décoratifs del Louvre, una mostra ricca ed articolata che ripercorre la storia del bottone attraverso una collezione unica al mondo di più di 3000 bottoni.

Realizzati in maniera artigianale oppure industriale, sono presenti bottoni di ogni taglia e foggia, creati con i materiali più disparati e in tutte le sfumature di colore, oltre ad una selezione di bottoni realizzati da diversi artisti, come per esempio Sonia Delaunay, che nel 1925 creò dei bottoni in legno e tessuto di cotone.
La sezione più interessante resta comunque quella dedicata ai grandi creatori come Paul Poiret, Elsa Schiaparelli, Coco Chanel, Cristobal Balenciaga, Christian Dior, nonché Yves Saint Laurent e Jean Paul Gaultier, ed al loro rapporto con questo piccolo grande accessorio, capace di valorizzare, trasformare e caratterizzare un capo perché, come diceva Balenciaga, “il bottone è l’articolazione dell’ abito”.

E allora, Parigi vale un viaggio?

Articolo a cura di Arabella Isca
Stilista e anima creativa del brand Place du Cap.
Pagina FB:  https://www.facebook.com/placeducap

Una delle tavole riepilogative della collezione, realizzata secondo il metodo Dior, 1971
Capospalla da sera Lèvres, 1971 (1)
Dettaglio del ricamo del capospalla Lèvres, 1971
Cappotto in lamé con bottoni dorati, indossato dalla Duchessa di Windsor, Coco Chanel, 1969
Abito da cocktail con motivo di bottoni sul fianco, Christian Dior, 1957
Giacca con bottoni a forma di farfalla, Elsa Schiaparelli, 1937
Bottoni prodotti in Francia, inizio XX secolo
Bottoni realizzati in perline

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