A tu per tu con | Ania Lilith

A tu per tu con | Ania Lilith
A tu per tu con | Ania Lilith
A volte c’è un’unica immagine la cui struttura compositiva ha un tale vigore e una tale ricchezza
e il cui contenuto irradia a tal punto al di fuori di essa che questa singola immagine è in sé un’intera narrazione.Stefania Sammarro o Ania Lilith o entrambe?

Entrambe. Diciamo che Ania Lilith è il nome che mi sono scelta per incarnare al meglio il mio modo di fotografare. Ania è luce, amore, vita; Lilith è oscurità, ombra, morte. E’ il contrasto perfetto che descrivo nelle mie visioni oniriche. “Come Eros e Thanatos, le pulsioni di amore e morte, così è Ania Lilith e quello che la fotografia rappresenta per me”.

  • Stefania, che cosa significa per te fotografare?

Fotografare è qualcosa di fisiologico per me. Al di là dell’aspetto tecnico che accompagna il mio lavoro, è qualcosa del quale non posso fare a meno. Fotografare è un modo che ho per ricreare e viaggiare attraverso la fantasia. Fotografare è un’arte, che non si limita a catturare la realtà così com’è, ma permette di trasformarla in un vortice di specchi.
Realtà e finzione, nella mia concezione fotografica, si mescolano in continuazione: l’occhio non si limita a riprodurre, bensì a ricreare colori, anime, emozioni e sensazioni lontane dal tempo e dalla realtà stessa. E’ bello trovarsi ogni giorno nello stesso luogo e viaggiare nello stesso tempo.

  • Come nasce la tua passione per la fotografia?

Ho sempre scattato fotografie. Durante le feste o le cene con amici ero sempre pronta a catturare ogni attimo, soffermandomi sui dettagli; in questo modo, guardavo e immaginavo la mia realtà. Ho iniziato quasi per gioco a interessarmi a fondo di fotografia nel 2006, poi ho seguito vari corsi e da allora non sono più tornata indietro.

  • In che modo il tuo ambiente culturale ha influito sulla tua formazione?

Moltissimo. Io sono calabrese, quindi i luoghi in cui ho vissuto e i posti che ho visitato hanno plasmato il mio modo di fotografare, o ispirato un certo tipo di visione, molto intimista e “decadente”. Dico sempre che lontano da qui non avrei “creato” i progetti che ho realizzato e non sarei riuscita a trasmetterli. Ovviamente mi hanno aiutato le tante esperienze in varie città italiane, Roma in primis, e i viaggi all’estero. Inconsapevolmente ogni dettaglio ha poi influito sul mio modo di vedere le cose.

  • I tuoi fotografi. C’è qualcuno a cui ti ispiri?

Michael Kenna per me è la fotografia. Inoltre, adoro le fotografie di Francesca Woodman, spesso motivo di ispirazione per me; e poi Tim Walker e Robert Doisneau

  • Cosa cerchi di rappresentare nelle tue foto?

Sto ancora cercando di scoprirlo. Ma credo che “me stessa” sia un ottima risposta.

  • Ritratti femminili, street photography  e reportage. Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

Il genere che prediligo è il ritratto. Unica protagonista delle mie fotografie è l’anima, soprattutto di figure femminili, rappresentate in interni o giardini sperduti; anime smarrite e prigioniere che vagano tra atmosfere oniriche, silenzi, riflessi di uno specchio, antichi paesaggi, visioni proiettate in un “non tempo” e un “non luogo”, sospese tra realtà e finzione. Oltre ai ritratti femminili, l’arte fotografica che più amo è il reportage e lo street photography. Sono alla continua ricerca di situazioni, emozioni e volti, uniche proiezioni della mia interiorità, cercando di esprimere me stessa in ogni scatto.

  • Ci sono degli aspetti che prediligi nella resa fotografica di un soggetto?

Fotografo solitamente le mani e le spalle del soggetto. Questo perché, per me, oltre agli occhi, sono la parte più forte ma anche più fragile di una persona. Amo fotografare i soggetti di spalle in modo che nessun altro intorno possa  capire come stiano o cosa stiano pensando. In questo caso, non sono gli occhi lo specchio dell’anima ma è l’anima che proietta se stessa su tutto ciò che la circonda.

  • La tua prima fotografia.

Difficile ricordare, posso dire la prima fatta meglio con la mia inseparabile compatta. Era un ponte ricoperto di nebbia che si trova tra Calabria e Basilicata. La foto venne scattata dal finestrino di un autobus. E’ uno scatto che mi riporta al passato e mi fa capire come già allora c’era l’Ania di oggi.

Henri Cartier Bresson

 

 

A tu per tu con | Ania Lilith
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Stefania Sammarro o Ania Lilith o entrambe?

Entrambe. Diciamo che Ania Lilith è il nome che mi sono scelta per incarnare al meglio il mio modo di fotografare. Ania è luce, amore, vita; Lilith è oscurità, ombra, morte. E’ il contrasto perfetto che descrivo nelle mie visioni oniriche. “Come Eros e Thanatos, le pulsioni di amore e morte, così è Ania Lilith e quello che la fotografia rappresenta per me”.

  • Stefania, che cosa significa per te fotografare?

Fotografare è qualcosa di fisiologico per me. Al di là dell’aspetto tecnico che accompagna il mio lavoro, è qualcosa del quale non posso fare a meno. Fotografare è un modo che ho per ricreare e viaggiare attraverso la fantasia. Fotografare è un’arte, che non si limita a catturare la realtà così com’è, ma permette di trasformarla in un vortice di specchi.
Realtà e finzione, nella mia concezione fotografica, si mescolano in continuazione: l’occhio non si limita a riprodurre, bensì a ricreare colori, anime, emozioni e sensazioni lontane dal tempo e dalla realtà stessa. E’ bello trovarsi ogni giorno nello stesso luogo e viaggiare nello stesso tempo.

  • Come nasce la tua passione per la fotografia?

Ho sempre scattato fotografie. Durante le feste o le cene con amici ero sempre pronta a catturare ogni attimo, soffermandomi sui dettagli; in questo modo, guardavo e immaginavo la mia realtà. Ho iniziato quasi per gioco a interessarmi a fondo di fotografia nel 2006, poi ho seguito vari corsi e da allora non sono più tornata indietro.

  • In che modo il tuo ambiente culturale ha influito sulla tua formazione?

Moltissimo. Io sono calabrese, quindi i luoghi in cui ho vissuto e i posti che ho visitato hanno plasmato il mio modo di fotografare, o ispirato un certo tipo di visione, molto intimista e “decadente”. Dico sempre che lontano da qui non avrei “creato” i progetti che ho realizzato e non sarei riuscita a trasmetterli. Ovviamente mi hanno aiutato le tante esperienze in varie città italiane, Roma in primis, e i viaggi all’estero. Inconsapevolmente ogni dettaglio ha poi influito sul mio modo di vedere le cose.

  • I tuoi fotografi. C’è qualcuno a cui ti ispiri?

Michael Kenna per me è la fotografia. Inoltre, adoro le fotografie di Francesca Woodman, spesso motivo di ispirazione per me; e poi Tim Walker e Robert Doisneau

  • Cosa cerchi di rappresentare nelle tue foto?

Sto ancora cercando di scoprirlo. Ma credo che “me stessa” sia un ottima risposta.

  • Ritratti femminili, street photography  e reportage. Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

Il genere che prediligo è il ritratto. Unica protagonista delle mie fotografie è l’anima, soprattutto di figure femminili, rappresentate in interni o giardini sperduti; anime smarrite e prigioniere che vagano tra atmosfere oniriche, silenzi, riflessi di uno specchio, antichi paesaggi, visioni proiettate in un “non tempo” e un “non luogo”, sospese tra realtà e finzione. Oltre ai ritratti femminili, l’arte fotografica che più amo è il reportage e lo street photography. Sono alla continua ricerca di situazioni, emozioni e volti, uniche proiezioni della mia interiorità, cercando di esprimere me stessa in ogni scatto.

  • Ci sono degli aspetti che prediligi nella resa fotografica di un soggetto?

Fotografo solitamente le mani e le spalle del soggetto. Questo perché, per me, oltre agli occhi, sono la parte più forte ma anche più fragile di una persona. Amo fotografare i soggetti di spalle in modo che nessun altro intorno possa  capire come stiano o cosa stiano pensando. In questo caso, non sono gli occhi lo specchio dell’anima ma è l’anima che proietta se stessa su tutto ciò che la circonda.

  • La tua prima fotografia.

Difficile ricordare, posso dire la prima fatta meglio con la mia inseparabile compatta. Era un ponte ricoperto di nebbia che si trova tra Calabria e Basilicata. La foto venne scattata dal finestrino di un autobus. E’ uno scatto che mi riporta al passato e mi fa capire come già allora c’era l’Ania di oggi.

A tu per tu con | Ania Lilith
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E una a cui sei particolarmente affezionata.

L’attesa è una delle foto a cui sono più legata. Sia per il successo che ha avuto e anche perché racconta una storia a me cara, cioè quella legata a mia nonna paterna, donna dalla fede incrollabile che restò appunto in attesa del suo amore lontano.

“La tua casa spenta, oggi, è un luogo che congela i ricordi, dove la polvere è viva, dove tutto è rimasto com’era: l’assenza è il vuoto più grande, l’essenza di quello che tu, sposa bianca, hai dovuto sopportare per un’intera vita”.

(La modella è Laura Federico).

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